Colli di pelliccia.
Profumi antichi.
Cravatte.
Gioielli di famiglia.
Come quando si va dal notaio, o in banca, o da un avvocato. Qualcosa che a vederlo ha il sapore di usanze vecchie e perdute.
Qualche stampella; un uomo molto anziano che riunisce tutte le sue energie per un detto in piacentino, una X, un timbro che si aggiunge a una speranza per il nipote ricercatore (aspirante tale) operaio, studente, impiegato coi polsini bianchi.
I nuovi italiani. Intimoriti e incerti o spavaldi. Ti aspetti lingue stentate ma quella straniera a Piacenza sei tu, con le vocali aperte e il ripetere incessante: tuttavia, a Piacenza, non si sta poi così male. Chissà loro, intervistati, cosa direbbero.
Il 18enne di due settimane. Una corsa in ufficio elettorale nonostante siano già le 20, i sorrisi nel vederlo ritornare, una madre che immortala quell’esatto istante in cui quel foglio - piegato nella maniera in cui hai sempre la costante sensazione di non ricomporlo più (come un cubo di rubik - solo che dietro quella tendina nessuno vorrebbe iniziare un rompicapo) - si incunea nella fessura stretta della scatola in cartone.
Un sorriso e un flash, come un vero candidato delle presidenziali statunitensi.
Quello che, lo vedi dalla faccia che non voterà dalla tua parte: il modo di vestire, la cicca in bocca e chiedere: come funziona? È la prima volta, a 40 anni, che si reca alle urne. A volte, non attraversa nemmeno la tendina per votare, oppure esce con la scheda aperta.
Cerchi di scrutare nei loro occhi una parvenza di preferenza, nei loro modi una attitudine che li connoti a destra o a manca. I soliti maleducati, quelli che sbuffano per una fila di due persone. Timbri, documenti, codici che si ripetono all’infinito.
Essere speranzosi perchè: dai, non mi sembrano così stronzi, voteranno dalla parte giusta!
E poi uno su due è uno stronzo.
Non lo avrei mai detto.
Referenza musicale: Lo scrutatore non votante, Samuele Bersani